Lino Banfi censurato da Facebook: chiuso un suo gruppo per contenuti omofobi e porno

La pagina Noi che amiamo Lino Banfi official, che contava 117mila follower, è stata oscurata dal social

Facebook censura Lino Banfi. Il social network creato da Mark Zuckerberg ha deciso di chiudere un gruppo molto popolare e seguito dedicato ai film del celebre attore pugliese. Il motivo? I contenuti sono stati considerati violenti e pornografici, oltre che un incitamento all'odio contro gli omosessuali.

Il gruppo Noi che amiamo Lino Banfi official, che era stato fondato da Calogero Vignera e contava circa 117mila follower, è stato oscurato da Facebook. Una reazione che ha scatenato numerose reazioni. Non è mancato d'intervenire l'autore della pagina censurata, dove venivano postate citazioni e foto di pellicole come Fracchia la belva umana, Zucchero, miele e peperoncino e La liceale seduce i professori.

Come ha fatto sapere il quotidiano Libero, Calogero Vignera ha detto: “Nel gruppo si potevano pubblicare solo immagini e frasi dei film con Lino e scatti relativi alla sua carriera. Qualsiasi altra foto legata ad altri personaggi o contesti, tanto più se violenta o hard, veniva da me filtrata e non pubblicata. Il principale scopo della nostra comunità era quello di fare ridere e tirar su il morale alla persone. E poi facevamo anche tanta beneficenza. Mettevamo all'asta gli autografi di Lino e destinavamo il ricavato a Croce Rossa, Airc o Komen Italia”.

Il fondatore del gruppo pensa che la censura sia dovuta agli algoritmi di Facebook, oppure alle segnalazioni di utenti invidiosi del successo riscosso dalla sua comunità online. Calogero Vignera ha inoltre comunicato di aver richiesto a Facebook di ripensare alla sua decisione. Se non dovesse farlo, è già pronto ad aprire un nuovo gruppo ed eventualmente anche a procedere per vie legali.

Anche Lino Banfi ha replicato alla decisione presa da Facebook: “Ci stanno togliendo la possibilità di ridere e far ridere, cosa di cui oggi avremmo un gran bisogno. Per questo dico basta agli eccessi del politicamente corretto: con queste azioni sono gli stessi censori a risultare ridicoli e poco credibili. Nessun gay si è mai sentito offeso dai miei film e io ho provato a trattare l'omosessualità tenendomi sempre lontanissimo dal rischio omofobia”.