Bruce Springsteen: "Western Stars", un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio

Un viaggio nel tempo e nello spazio. La California, Joshua Tree e gli sconfinati paesaggi confinanti. Gli anni Sessanta e gli anni Settanta del secolo scorso. È questo "Western Stars", il nuovo album di Bruce Springsteen, senza E-Street Band (prodotto da Ron Aniello e arricchito comunque dai cori di Patti Scialfa, moglie di Springsteen).
Arrangiamenti orchestrali, piccole storie che raccontano sogni e fallimenti, toccare il cielo con un dito per un secondo e finire con il sedere sulle strade impolverate del Far West.

C'è tanto Phil Spector nella produzione maestosa di questo "Western Stars", e ci sono continui rimandi alle grandi voci, ai grandi interpreti della canzone pop e country americana, da Roy Orbison a Glen Campbell.

È Springsteen, un Boss quasi settantenne, che canta quello che gli piace cantare - "same old cliché, a wanderer on his way, slippin' from town to town", per citare "The Wayfarer" - e che, quando c'è da schiacciare il piede sull'acceleratore e ballare, spara "Sleepy Joe's Café"; i camionisti e i motociclisti citati nel pezzo li hai lì davanti agli occhi, l'America più profonda come abbiamo imparato a conoscerla grazie a romanzi, film, serie tv e musica, la musica di Bruce Springsteen.

Reduci di guerra e stelle decadenti hollywoodiane, cowboy disarcionati da quel cavallo imbizzarrito che è la vita: sono loro gli eroi, le persone normali protagoniste di "Western Stars", un altro capitolo della sempre affascinante saga Bruce Springsteen.

Foto in apertura: ufficio stampa Sony Music